Vuoi parlare della tua situazione con Michela?
La conversione del pignoramento permette di sostituire i beni pignorati, per esempio la casa o l’auto, con una somma di denaro pari a tutto quello che devi: capitale, interessi e spese. Si chiede al giudice prima della vendita, depositando subito almeno un sesto del debito, e il resto può essere pagato a rate mensili fino a 48 mesi. Si può chiedere una sola volta, e se salti una rata si torna alla vendita.
È uno strumento utile, ma non per tutti. Con Michela e il team Legge3 capiamo insieme se nel tuo caso conviene, se le rate reggono e quali alternative esistono.

Prima di chiedere la conversione, servono i numeri. Debito totale, interessi, spese e quanto puoi mettere subito.
Cos’è la conversione del pignoramento
Quando un bene è pignorato, la procedura va verso la vendita all’asta. La conversione è la possibilità, prevista dall’articolo 495 del codice di procedura civile, di sostituire quel bene con una somma di denaro. Se paghi la somma, il bene viene liberato dal pignoramento.
La somma non è il valore del bene. È l’importo dovuto al creditore che ha pignorato e a quelli intervenuti: capitale, interessi e spese, comprese quelle della procedura. Il giudice la determina con un’ordinanza, dopo aver sentito le parti, entro trenta giorni dalla richiesta.
Vale per i pignoramenti di beni mobili, di immobili e anche per quelli presso terzi, come il conto corrente. Per lo stipendio, però, la convenienza va valutata caso per caso: la trattenuta mensile è già una specie di pagamento a rate.
Quanto serve subito e come funzionano le rate
Insieme alla richiesta va depositata una somma non inferiore a un sesto del debito per cui si procede e dei crediti dei creditori intervenuti, tolti i pagamenti già fatti. Senza questo deposito la richiesta è inammissibile. Lo stabilisce lo stesso articolo 495.
Per beni immobili e mobili, se ci sono giustificati motivi, il giudice può permettere di pagare il resto con rate mensili entro 48 mesi, con gli interessi. Ogni sei mesi le somme versate vengono distribuite ai creditori.
| Regola | Cosa prevede la legge |
|---|---|
| Deposito iniziale | Almeno un sesto del debito, insieme alla richiesta |
| Rate | Mensili, fino a 48 mesi, con interessi, se il giudice le concede |
| Ritardo ammesso | Non oltre 30 giorni per ogni rata |
| Richiesta | Una sola volta, prima che sia disposta la vendita |
Il Tribunale di Milano riassume queste regole nella sua scheda sulla conversione, che ricorda anche che la richiesta può venire dal debitore o dal comproprietario del bene non coinvolto nel debito.

Un sesto subito e il resto in 48 rate. Prima di chiederle, il bilancio di casa deve dire che reggono.
Cosa succede se non paghi una rata
Qui la legge è severa. Se non versi la somma stabilita dal giudice, o se ritardi anche una sola rata di oltre trenta giorni, le somme già versate entrano a far parte dei beni pignorati e il giudice dispone la vendita senza indugio. Lo prevede l’articolo 495.
In pratica perdi il vantaggio e i soldi restano nella procedura. Per questo la conversione va chiesta solo quando le rate sono davvero sostenibili per tutta la durata, non quando servono solo a guadagnare tempo.
Quando si può chiedere
La richiesta va fatta prima che il giudice disponga la vendita o l’assegnazione dei beni. Per un immobile, prima dell’ordinanza di vendita. Per un conto corrente o un credito, prima dell’ordinanza di assegnazione prevista dall’articolo 553. Dopo, la strada è chiusa.
E si può chiedere una sola volta. Se la richiesta viene respinta o se decadi dalle rate, non puoi ripresentarla nella stessa procedura.

La finestra per chiedere la conversione ha una fine precisa. Conoscere a che punto è la procedura è la prima cosa da fare.
Quando conviene e quando no
La conversione conviene quando il debito è chiaro, i beni pignorati valgono per te più del debito stesso e puoi permetterti il deposito e le rate. Un esempio dichiaratamente illustrativo: una casa pignorata per un debito di 30.000 euro, con 5.000 euro subito e circa 600 euro al mese per quattro anni, può essere liberata senza arrivare all’asta.
Non conviene quando il debito pignorato è solo uno dei tanti. Se, pagate le rate della conversione, non resta abbastanza per vivere e per gli altri creditori, si sposta il problema. In questi casi si ragiona sul sovraindebitamento, definito dall’articolo 2 del Codice della crisi.
Nelle procedure del Codice il giudice può sospendere i pignoramenti che metterebbero in pericolo il piano, secondo l’articolo 70, e per chi ha beni esiste la liquidazione controllata dell’articolo 268. La scelta tra conversione e procedura è proprio il tipo di valutazione che facciamo nel colloquio, con gli avvocati del team.
Se il pignoramento riguarda la casa, abbiamo una guida su quando il sovraindebitamento può aiutare a salvare la casa.
Come può aiutarti Michela con Legge3
Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle appena ricevi un atto di pignoramento, anche se non sai ancora quanto devi in totale.
Nel primo colloquio guardiamo l’atto, i creditori, a che punto è la procedura e cosa puoi mettere subito. Poi, con gli avvocati e i commercialisti del team, calcoliamo la somma da convertire, verifichiamo se le rate reggono e confrontiamo la conversione con le altre strade.
Michela e il team non presentano la richiesta al posto tuo e non decidono al posto del giudice. Ti aiutano a capire se la conversione è la scelta giusta e a prepararla con i professionisti, senza rischiare il deposito.

Le rate della conversione si aggiungono a tutto il resto. Il bilancio va fatto su tutta la famiglia.
Domande frequenti
Posso chiedere la conversione per il pignoramento dello stipendio?
La legge non lo vieta, ma di solito conviene poco: la trattenuta è già una forma di pagamento a rate. Va valutato con gli avvocati sul tuo caso.
Quanto devo versare subito?
Almeno un sesto del debito per cui si procede, più i crediti dei creditori intervenuti, tolti i pagamenti già fatti. Senza il deposito la richiesta non è ammessa.
Se il giudice non concede le rate?
Devi versare l’intera somma nel termine fissato dall’ordinanza. Se non lo fai, le somme depositate restano nella procedura e si va alla vendita.
Posso chiedere la conversione due volte?
No. La richiesta si può presentare una sola volta nella stessa procedura.
Il colloquio con Michela ferma la vendita?
No. Il colloquio e l’invio del modulo non sospendono la procedura. Servono a capire in tempo se la conversione è possibile, prima che venga disposta la vendita.
Parliamone prima dell’ordinanza di vendita
Se hai un bene pignorato e vuoi capire se puoi riscattarlo, i tempi contano. Raccontaci cosa è arrivato e a che punto è la procedura.

Una scelta che si fa una volta sola merita un confronto. Michela e il team Legge3 ti aiutano a decidere con i numeri davanti.
Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.