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L’Agenzia delle Entrate-Riscossione può usare un ordine diretto, senza udienza, per pignorare lo stipendio o le somme sul conto. Per i crediti pensionistici questa procedura speciale è esclusa: si segue il pignoramento ordinario davanti al giudice. Può farlo solo dopo tempi precisi, con limiti sulle somme e con regole particolari per la casa e l’auto. Conoscere questi limiti serve a capire cosa rischi davvero e cosa può fermare la procedura.
Se hai ricevuto un’intimazione o un atto di pignoramento per una cartella, non serve che tu conosca già le norme. Con Michela e il team Legge3 le leggiamo insieme e capiamo quali possibilità hai.

La Riscossione segue tempi scritti nella legge. Capire a che punto è la procedura aiuta a valutare le possibilità ancora aperte.
Quando la Riscossione può pignorare
Dopo la notifica di una cartella hai 60 giorni per pagare. Passati quei giorni, l’Agente della riscossione può iniziare l’espropriazione, cioè il recupero forzato. Se è passato più di un anno dalla notifica, prima deve inviarti un’intimazione ad adempiere entro cinque giorni, che vale per un anno. Lo stabilisce l’articolo 50 del DPR 602/1973.
Per i debiti fino a mille euro c’è un tempo in più: nessuna procedura prima di 120 giorni dall’invio di una comunicazione con il dettaglio del debito. Lo spiega l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Come funziona il pignoramento «esattoriale»
Il pignoramento della Riscossione è diverso da quello di un creditore privato. L’atto può contenere direttamente l’ordine al terzo, per esempio al datore di lavoro o alla banca, di pagare le somme all’Agente invece della citazione davanti al giudice. Il termine è di sessanta giorni per le somme già maturate; per quelle successive valgono le rispettive scadenze. I crediti pensionistici sono espressamente esclusi da questo ordine diretto. Lo permette l’articolo 72-bis.
Quando viene usato l’ordine diretto non c’è un’udienza iniziale: il terzo riceve l’atto, applica i limiti di legge e versa. Per lo stipendio la trattenuta può continuare alle scadenze mensili fino a coprire il debito. Se il terzo non adempie si passa alla procedura davanti al giudice. Resta anche la possibilità di contestare l’atto, da valutare con un avvocato.
Non avere un’udienza non significa non avere diritti. I limiti sulle somme valgono anche per la Riscossione, e un pignoramento che li supera può essere contestato.
I limiti su stipendio, pensione e conto
Per lo stipendio la Riscossione ha limiti più bassi rispetto agli altri creditori. Sono nell’articolo 72-ter.
| Somma pignorata | Quanto può trattenere la Riscossione |
|---|---|
| Stipendio fino a 2.500 euro al mese | Un decimo |
| Stipendio oltre 2.500 e fino a 5.000 euro | Un settimo |
| Stipendio oltre 5.000 euro | Un quinto |
| Pensione | Niente fino a 1.092,48 euro nel 2026; per questi debiti, un quinto della parte oltre |
Per la pensione vale il limite generale dell’articolo 545 del codice di procedura civile: la parte fino al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro, non si tocca. Nel 2026 l’assegno sociale vale 546,24 euro secondo l’INPS.
Sul conto corrente, le somme di stipendio o pensione già accreditate prima del pignoramento sono protette fino al triplo dell’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro nel 2026. L’ultimo stipendio accreditato non può essere toccato dalla Riscossione, come prevede lo stesso articolo 72-ter.

Un decimo, un settimo o un quinto cambiano molto. Il conteggio va verificato sulla tua busta paga.
Casa, auto e altri beni
Per la casa la Riscossione ha regole proprie. Non può espropriare l’unico immobile in cui vivi, se ci risiedi e non è di lusso né accatastato A/8 o A/9. Negli altri casi può procedere solo se il debito supera 120.000 euro e dopo sei mesi dall’iscrizione di un’ipoteca. Conta anche il valore degli immobili al netto delle ipoteche con priorità: non deve essere inferiore a 120.000 euro. Queste regole riguardano l’avvio dell’espropriazione da parte della Riscossione, che può comunque intervenire in una procedura iniziata da un altro creditore. Lo stabilisce l’articolo 76.
L’ipoteca, cioè una garanzia sull’immobile, può essere iscritta se il debito raggiunge almeno 20.000 euro, dopo un preavviso di 30 giorni: lo prevede l’articolo 77. Per l’auto esiste il fermo amministrativo, anche questo preceduto da un preavviso di 30 giorni, secondo l’articolo 86. Le procedure cautelari sono spiegate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Se temi soprattutto per la casa, abbiamo una guida su quando il sovraindebitamento può aiutare a salvare la casa.
Cosa può fermare il pignoramento
La prima possibilità è la rateizzazione. Per i debiti compresi nella richiesta, dalla presentazione e fino all’eventuale rigetto o decadenza la Riscossione non può avviare nuove esecuzioni né iscrivere nuovi fermi e ipoteche; quelli già iscritti restano. Il pagamento della prima rata può estinguere i pignoramenti in corso, ma ci sono condizioni precise: non devono esserci già stati un incanto con esito positivo, un’istanza di assegnazione, una dichiarazione positiva del terzo o un provvedimento di assegnazione dei crediti. Anche i debiti coinvolti in una verifica sui pagamenti della pubblica amministrazione hanno limiti specifici alla rateizzazione. Lo prevede l’articolo 19. Per questo gli atti vanno esaminati prima di promettere uno sblocco. Le rate devono poi reggere nel tempo: se il piano decade, il residuo torna riscuotibile tutto insieme.
La legge prevede anche possibilità di sospensione amministrativa o giudiziale. Un pagamento già fatto, un annullamento o un problema nei termini possono richiedere verifiche diverse: non basta dichiarare che il debito non è dovuto. Gli avvocati e i commercialisti del team esaminano gli atti per capire quale tutela può essere chiesta e con quali prove.
Quando le cartelle sono solo una parte dei debiti, si ragiona sul sovraindebitamento, definito dall’articolo 2 del Codice della crisi. Nel piano del consumatore il giudice, su richiesta, può disporre misure contro le azioni esecutive e cautelari nei termini dell’articolo 70. La liquidazione controllata dell’articolo 268 ha invece requisiti e regole proprie. Il semplice invio di una domanda non ferma automaticamente i creditori. Ne parliamo nell’articolo su cosa fare con troppi debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Sessanta giorni, un anno, cinque giorni, trenta giorni. I termini della Riscossione sono tanti, e ognuno conta.
Come può aiutarti Michela con Legge3
Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle anche se hai solo un’intimazione in mano e non sai cosa succederà dopo.
Nel primo colloquio guardiamo le cartelle, le date di notifica, gli atti ricevuti e le somme pignorate. Poi, con gli avvocati e i commercialisti del team, verifichiamo i limiti, i termini e le strade possibili: rateizzazione sostenibile, sospensione, contestazione o procedura di sovraindebitamento.
Michela e il team non fermano la Riscossione con una telefonata e non sostituiscono il giudice. Ti aiutano a capire cosa può fare davvero l’Agenzia nel tuo caso e cosa conviene fare per primo.

Il pignoramento arriva sullo stipendio di ogni mese. Per questo i limiti di legge esistono e vanno fatti rispettare.
Domande frequenti
La Riscossione può pignorare senza avvisarmi?
Deve prima notificare la cartella e, se è passato più di un anno, un’intimazione a pagare entro cinque giorni. I preavvisi di 30 giorni riguardano l’iscrizione di ipoteca e fermo. L’ordine diretto senza udienza è possibile nei casi dell’articolo 72-bis, che esclude i crediti pensionistici.
Quanto può prendere dal mio stipendio?
Un decimo fino a 2.500 euro al mese, un settimo oltre 2.500 e fino a 5.000, un quinto oltre. L’ultimo stipendio già accreditato sul conto non si tocca.
Può pignorare la mia unica casa?
Non può avviare l’espropriazione se è il tuo unico immobile, è destinato ad abitazione, ci risiedi e non è di lusso né in categoria A/8 o A/9. Può però iscrivere un’ipoteca da 20.000 euro e intervenire nell’espropriazione iniziata da un altro creditore.
Se chiedo le rate, il pignoramento si ferma?
Per i debiti compresi nella richiesta sono impedite nuove esecuzioni fino all’eventuale rigetto o decadenza. Il pagamento della prima rata può estinguere quelle in corso solo alle condizioni dell’articolo 19: contano anche l’eventuale dichiarazione positiva del terzo e gli altri passaggi già compiuti, non soltanto l’assegnazione delle somme. Lo verifichiamo prima sugli atti.
Il colloquio con Michela ferma il pignoramento?
No. Il colloquio e l’invio del modulo non sospendono nulla. Servono a capire in fretta cosa fare, con i termini giusti.
Parliamone appena arriva l’intimazione
Se hai ricevuto un’intimazione a pagare o un atto di pignoramento, i tempi sono brevi. Raccontaci cosa è arrivato e quali cartelle hai: da lì partiamo.

Una lettera della Riscossione letta in due fa meno paura. Michela e il team Legge3 ti aiutano a capire limiti, tempi e possibilità.
Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.