Vuoi parlare della tua situazione con Michela?
Una società di recupero crediti può telefonarti, scriverti e proporti un accordo per farti pagare un debito. Non può pignorare nulla da sola: per arrivare al pignoramento serve un titolo esecutivo, che di regola passa da un giudice. E non può parlare del tuo debito con familiari, colleghi o vicini di casa. Ignorare chiamate e lettere, però, non fa sparire il debito.
Se ricevi solleciti e non sai cosa rispondere, con Michela e il team Legge3 guardiamo insieme chi ti sta scrivendo, per quale debito e che cosa conviene fare.

Una telefonata non è un pignoramento. Ma dietro la telefonata c’è un debito che va capito.
Chi ti sta chiamando
Il recupero crediti è l’attività di chi cerca di farsi pagare un debito scaduto: una rata del finanziamento, una carta, una bolletta, un abbonamento. Può farlo il creditore stesso oppure una società incaricata.
Le situazioni sono due, e conviene distinguerle.
La società lavora per conto del creditore. Il tuo creditore resta la banca, la finanziaria o il fornitore. La società ha solo l’incarico di sollecitarti.
La società ha comprato il credito. In questo caso il creditore è cambiato: è la cessione del credito. Per legge ha effetto verso di te quando ti viene notificata o quando la accetti, come prevede l’articolo 1264 del codice civile.
Sapere quale delle due è la tua situazione dice con chi si può trattare e chi può decidere.
Cosa possono fare e cosa no
| Comportamento | È consentito? |
|---|---|
| Telefonarti e scriverti per chiedere il pagamento | Sì, senza modi invasivi |
| Parlare del debito con familiari, colleghi o vicini | No |
| Telefonate preregistrate, buste con la scritta «recupero crediti», avvisi sulla porta | No |
| Pignorare stipendio, conto o beni | No, senza un titolo esecutivo |
Le regole vengono dal Garante per la protezione dei dati personali, che le ha fissate con un provvedimento generale e riassunte in un vademecum. Il principio è semplice: il recupero deve rispettare la dignità della persona, e le informazioni sul debito devono arrivare solo a chi il debito lo ha.
Per questo sono illecite le visite a casa o sul lavoro fatte in modo da informare altre persone, e ogni pressione indebita. Chi ti contatta non è un ufficiale giudiziario: non può entrare in casa senza il tuo consenso e non può portare via nulla. Può chiedere, non può prendere: per prendere serve il tribunale.
Dalle telefonate al tribunale
Il recupero parte quasi sempre con lettere e chiamate. È la fase in cui il creditore prova a farsi pagare senza andare dal giudice.
Se non ottiene nulla, può decidere di procedere per vie legali. Per pignorare gli serve un titolo esecutivo, cioè un documento che gli dà il diritto di agire: l’elenco è nell’articolo 474 del codice di procedura civile. Di solito il creditore lo ottiene chiedendo al giudice un ordine di pagamento. Solo dopo, e dopo un ultimo avviso, può arrivare al pignoramento dello stipendio o del conto, di cui parliamo nell’articolo sul pignoramento dello stipendio.
Non tutti i creditori fanno questo passo, e non per tutti i debiti. Dipende dall’importo, dai documenti che hanno e da cosa pensano di poter ottenere. Ma non si può contare sul fatto che si fermino.

Il silenzio non blocca i tempi del creditore. Gli lascia solo la scelta della mossa successiva.
Prescrizione e accordi: due cose da sapere prima di rispondere
Molti si chiedono quando un debito va in prescrizione. La regola generale è di dieci anni, secondo l’articolo 2946 del codice civile, ma molti debiti hanno termini più brevi. Ne parliamo nell’articolo sulla prescrizione dei debiti.
Due cose fanno ripartire il conto da capo. La prima è un sollecito formale del creditore, come una lettera di messa in mora: lo prevede l’articolo 2943. La seconda è il riconoscimento del debito da parte tua, previsto dall’articolo 2944. Anche un piccolo pagamento o una firma su una proposta possono valere come riconoscimento.
Lo stesso vale per gli accordi. Spesso la società propone uno sconto o un piano a rate. Può essere una buona soluzione, se la rata entra davvero nei tuoi conti e se quel debito è l’unico problema. Ne parliamo nell’articolo sul saldo e stralcio.
Per questo, prima di pagare qualcosa o firmare, conviene sapere due cose: se il debito è ancora dovuto e se l’accordo è sostenibile insieme a tutto il resto.

Una rata piccola sembra sempre possibile, presa da sola. Va messa accanto alle altre.
La «nuova legge» sul recupero crediti
Si legge spesso di una nuova legge che permetterebbe di pignorare senza passare dal giudice. Le cose stanno diversamente.
Esiste un disegno di legge, l’atto del Senato numero 978, che propone una procedura più rapida: l’avvocato del creditore potrebbe intimare direttamente il pagamento entro quaranta giorni, per somme di importo limitato, e il debitore potrebbe fare opposizione davanti al giudice. Il testo presentato esclude i crediti che nascono da contratti bancari.
Al 3 ottobre 2026 non è una legge. Sulla scheda ufficiale del Senato risulta ancora all’esame della commissione, e il testo può cambiare. Oggi le regole sono quelle descritte sopra.
Quando i solleciti sono tanti
Se a chiamare è una sola società, per un solo debito, spesso basta capire bene quel debito. Quando invece arrivano solleciti da più parti, il problema è un altro: i debiti nel loro insieme sono diventati più grandi di quello che riesci a pagare.
La legge chiama questa situazione sovraindebitamento: vuol dire non riuscire più a pagare regolarmente i propri debiti, come lo definisce l’articolo 2 del Codice della crisi. Per chi è in questa condizione il Codice prevede procedure in cui un giudice guarda tutti i debiti insieme, invece di trattare con un creditore alla volta.

Rispondere a un creditore alla volta consuma soldi ed energie. A volte serve una soluzione per tutti i debiti insieme.
Come può aiutarti Michela con Legge3
Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle anche se per ora hai ricevuto solo lettere e telefonate.
Nel primo colloquio guardiamo i solleciti: chi li manda, per quale debito, di che anno, per quale importo. Poi, con gli avvocati e i commercialisti del team, verifichiamo se il debito è ancora dovuto, se un accordo è sostenibile o se la tua situazione rientra nelle procedure di sovraindebitamento.
Michela non è un avvocato e non decide al posto del creditore o del giudice. Ti aiuta a capire cosa hai davanti e a parlarne con i professionisti giusti del team.
Domande frequenti
Cosa succede se non rispondo al recupero crediti?
Il debito resta. Il creditore può continuare a sollecitarti oppure rivolgersi al giudice per ottenere un titolo e arrivare al pignoramento.
Il recupero crediti può venire a casa mia?
Una visita non è vietata in sé. Sono illecite le visite fatte in modo da informare altre persone del debito. Chi viene non può entrare senza il tuo consenso né portare via nulla.
Possono chiamare i miei familiari o il datore di lavoro?
No. Per il Garante della privacy è illecito comunicare informazioni sul debito a persone diverse dal debitore.
Quando va in prescrizione un debito affidato al recupero crediti?
Dipende dal tipo di debito: la regola generale è dieci anni, ma molti debiti hanno termini più brevi. I solleciti formali e il riconoscimento del debito fanno ripartire il termine.
La nuova legge sul recupero crediti è già in vigore?
No. Al 3 ottobre 2026 il disegno di legge è ancora all’esame del Senato.
Parliamone prima di rispondere
Se ricevi solleciti e non sai cosa fare, raccontaci chi ti scrive e per quale debito. Da lì capiamo insieme cosa è dovuto e quali strade hai.

I solleciti si affrontano meglio con qualcuno accanto. Michela e il team Legge3 ti aiutano a capire cosa rispondere.
Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.