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Sovraindebitamento

Pignoramento del conto corrente: cosa succede e quanto ti resta

Una mensola di legno chiaro con un barattolo di ceramica blu, un portafoglio e un mazzo di chiavi di casa.

Vuoi parlare della tua situazione con Michela?

Quando un creditore pignora il conto, la banca blocca le somme fino a coprire il debito, con una maggiorazione fissata dalla legge. Ma non tutto è pignorabile: stipendio e pensione hanno una parte protetta, e chi supera i limiti sbaglia. Capire cosa è bloccato davvero, e cosa no, cambia le decisioni delle settimane successive.

Se è arrivata la lettera della banca o un atto di pignoramento, non serve che tu conosca già le regole. Con Michela e il team Legge3 le leggiamo insieme e capiamo cosa resta a tua disposizione e quali strade esistono per uscirne.

Prima domanda: cosa c’è sul conto e da dove viene. Stipendio, pensione e risparmi seguono regole diverse.

Come funziona il pignoramento del conto

Il conto corrente è un credito che hai verso la banca. Per questo il pignoramento si chiama «presso terzi»: il creditore notifica un atto sia a te sia alla banca, che diventa il terzo. Lo prevede l’articolo 543 del codice di procedura civile.

Da quel momento la banca deve custodire le somme e non può lasciartele usare, entro un tetto: il debito per cui si procede, aumentato di una quota fissata dalla legge. La quota è di 1.000 euro per crediti fino a 1.100 euro, di 1.600 euro per crediti fino a 3.200 euro, e della metà del credito oltre questa soglia. Lo stabilisce l’articolo 546.

La banca poi dichiara al creditore quanto ha bloccato. Alla fine, il giudice assegna le somme al creditore, secondo l’articolo 553. Fino a quel momento i soldi restano fermi sul conto, ma non sono ancora passati di mano.

Un pignoramento del conto non è un blocco totale. Le somme oltre il tetto e quelle protette dalla legge restano a tua disposizione.

Quanto resta di stipendio e pensione

Qui la legge protegge le persone che vivono di stipendio o pensione. Le regole sono nell’articolo 545 e dipendono da una data precisa: quella del pignoramento.

Le somme già accreditate prima del pignoramento, a titolo di stipendio o pensione, si possono pignorare solo per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale. Nel 2026 l’assegno sociale vale 546,24 euro al mese, secondo l’INPS: la soglia protetta è quindi di 1.638,72 euro.

Per le somme che arrivano il giorno del pignoramento o dopo, nei normali debiti verso banche e finanziarie valgono questi limiti: un quinto dello stipendio; per la pensione, niente fino al doppio dell’assegno sociale, cioè 1.092,48 euro nel 2026, e un quinto della parte che supera questa cifra.

Somma sul conto Cosa può essere pignorato
Stipendio o pensione già accreditati prima del pignoramento Solo la parte oltre 1.638,72 euro
Stipendio accreditato dopo il pignoramento Un quinto di ogni accredito
Pensione accreditata dopo il pignoramento Niente fino a 1.092,48 euro, un quinto della parte oltre
Risparmi, bonifici e altre somme Per intero, fino al debito aumentato per legge

Questi sono i limiti per i normali crediti: per obblighi alimentari e più pignoramenti possono valere regole diverse. Le cifre valgono per il 2026 e cambiano ogni anno con l’assegno sociale. Se il pignoramento va oltre questi limiti, è in parte inefficace, e il giudice deve rilevarlo anche da solo: lo dice lo stesso articolo 545.

Il conteggio va fatto voce per voce. Data dell’accredito, natura della somma e limiti di legge decidono quanto resta.

Se a pignorare è l’Agenzia delle Entrate-Riscossione

Per le cartelle le regole cambiano. L’Agente della riscossione può ordinare direttamente alla banca di versargli le somme entro sessanta giorni, senza passare dal giudice. Lo permette l’articolo 72-bis del DPR 602/1973.

I limiti sono però più favorevoli. Per stipendio e altre somme di lavoro la Riscossione può prendere un decimo fino a 2.500 euro al mese, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro e un quinto oltre. L’ultimo stipendio accreditato sul conto prima del pignoramento non può essere toccato. Sono le regole dell’articolo 72-ter.

Restano validi i limiti per le pensioni e le soglie legate all’assegno sociale. Prima di arrivare al pignoramento, se la cartella ha più di un anno, la Riscossione deve inviare un’intimazione a pagare. Lo spiega l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Se le cartelle sono il tuo problema principale, abbiamo una guida su cosa fare con troppi debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Conto vuoto o in rosso: cosa succede

Se sul conto non ci sono soldi, il pignoramento non produce nulla subito. Ma non finisce lì: le somme che arrivano dopo, alla data del pignoramento o in seguito, restano soggette ai limiti visti sopra finché il giudice non decide.

Se il conto è in rosso, la banca non ha somme da custodire. Questo non chiude il debito: il creditore può cercare altri beni o altri crediti, per esempio lo stipendio direttamente presso il datore di lavoro.

Il pignoramento ha tempi e passaggi. Sapere a che punto è aiuta a decidere in tempo.

Come si può uscire da un pignoramento del conto

Le strade sono diverse e dipendono dal creditore, dall’importo e dal resto della tua situazione. Nel colloquio le valutiamo con gli avvocati del team, tenendo conto anche degli altri debiti.

La conversione del pignoramento permette di sostituire i crediti pignorati con una somma di denaro. La richiesta va presentata prima dell’assegnazione e richiede un deposito iniziale di almeno un sesto dei crediti coinvolti, secondo l’articolo 495. Si può chiedere una sola volta. Le rate fino a 48 mesi previste dallo stesso articolo riguardano immobili e cose mobili: non vanno date per scontate per il denaro sul conto. Gli avvocati verificano se questa strada è utile e applicabile al tuo caso.

Se i limiti di legge non sono stati rispettati, gli avvocati possono chiedere al giudice di dichiarare inefficace la parte di pignoramento eccedente. Un accordo con il creditore è un’altra possibilità, quando c’è margine.

Quando il conto pignorato è solo l’ultimo di molti problemi, si ragiona sul sovraindebitamento, cioè lo stato di chi non riesce più a pagare regolarmente i propri debiti, come definito dall’articolo 2 del Codice della crisi. Nelle procedure previste dal Codice il giudice può sospendere i pignoramenti che metterebbero in pericolo il piano, secondo l’articolo 70, e per chi ha beni esiste la liquidazione controllata dell’articolo 268.

Un conto bloccato pesa sulla vita di tutti i giorni. Per questo la legge lascia fuori una parte di stipendio e pensione.

Come può aiutarti Michela con Legge3

Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle del pignoramento anche se non hai capito bene la lettera della banca.

Nel primo colloquio guardiamo l’atto, la data, chi è il creditore e cosa c’è sul conto. Poi, con gli avvocati e i commercialisti del team, verifichiamo se i limiti sono rispettati, se c’è spazio per una conversione o un accordo, e se il resto dei debiti richiede una procedura di sovraindebitamento.

Michela e il team non fermano il pignoramento con una telefonata e non sostituiscono il giudice. Ti aiutano a capire cosa è bloccato davvero e quale passo conviene fare per primo. Per sapere chi fa cosa in questo percorso, leggi sovraindebitamento dei privati: a chi rivolgersi.

Domande frequenti

Posso ancora prelevare dal conto pignorato?

Sì, per le somme che superano il tetto bloccato e per la parte protetta di stipendio o pensione. La banca deve custodire solo quanto previsto dalla legge.

Se lo stipendio arriva dopo il pignoramento, viene preso tutto?

No. Per gli accrediti successivi vale il limite di un quinto. Per la pensione resta protetta la parte fino al doppio dell’assegno sociale.

Quanto dura il pignoramento del conto?

Fino a quando il giudice assegna le somme al creditore, oppure fino alla conversione o all’estinzione della procedura. Per le cartelle, la banca versa direttamente alla Riscossione entro sessanta giorni.

Il conto è cointestato: possono pignorarlo?

Sì, ma solo per la parte del debitore. In mancanza di prova diversa, le quote dei cointestatari si presumono uguali, secondo l’articolo 1298 del codice civile. Chi non ha debiti deve poter dimostrare che le somme sono sue.

Il colloquio con Michela ferma il pignoramento?

No. Il colloquio e l’invio del modulo non sospendono nulla. Servono a capire in fretta cosa è bloccato e cosa si può fare, prima che il giudice assegni le somme.

Parliamone prima che le somme vengano assegnate

Se la banca ti ha scritto o hai ricevuto un atto di pignoramento, i tempi contano. Raccontaci cosa è arrivato e cosa c’è sul conto: da lì partiamo.

Non devi decifrare l’atto da solo. Michela e il team Legge3 ti aiutano a capire quanto resta e cosa fare.

Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.

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Michela Radicchi nel suo ufficio
Michela Radicchi Consulente Specialista Legge3.it

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