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Sovraindebitamento

Cartella esattoriale: cos’è e cosa fare quando arriva

Una busta chiusa sullo zerbino dentro la porta di casa, accanto a un paio di scarpe.

Vuoi parlare della tua situazione con Michela?

La cartella esattoriale è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ti chiede di pagare un debito verso un ente, come il Fisco, l’INPS o il Comune. Dalla notifica hai 60 giorni: poi la somma cresce con gli interessi e la Riscossione può passare a fermo, ipoteca e pignoramento. In quei 60 giorni si può pagare, chiedere le rate o far verificare se la somma è davvero dovuta. La cosa peggiore è lasciarla in un cassetto.

Se la cartella che hai ricevuto è troppo alta per le tue possibilità, o non è la prima, con Michela e il team Legge3 la leggiamo insieme e capiamo come affrontarla.

Una cartella non è una condanna. È una richiesta di pagamento con una scadenza, e nei primi 60 giorni ci sono più strade.

Che cos’è una cartella esattoriale

Il nome corretto è cartella di pagamento. È l’atto che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione notifica per recuperare le somme che un ente dice di dover ricevere da te: l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, un Comune e altri ancora. Lo spiega la guida ufficiale alla cartella.

Il percorso è questo. L’ente controlla e trova una somma non pagata. La inserisce in un elenco chiamato ruolo e lo trasmette alla Riscossione. La Riscossione prepara la cartella e te la notifica. Può arrivare con una raccomandata, tramite un messo notificatore o via PEC.

Quindi chi ti scrive e chi vanta il credito sono due soggetti diversi. La Riscossione incassa; l’ente creditore è quello che ha deciso che la somma è dovuta.

Cosa c’è scritto dentro

Nella cartella trovi l’ente o gli enti creditori, il motivo del debito, la somma da pagare e le spese di notifica. Trovi anche l’invito a pagare entro 60 giorni e l’avviso di ciò che può succedere dopo.

Una stessa cartella può contenere debiti verso enti diversi. Se è intestata a più persone, per esempio per una casa con due proprietari, il pagamento di uno salda il debito per entrambi.

La data che conta è quella della notifica. I 60 giorni partono da lì, non dal giorno in cui apri la busta.

I 60 giorni e cosa succede dopo

Se paghi entro 60 giorni dalla notifica, l’importo è quello scritto nella prima pagina. Dopo, si aggiungono gli interessi di mora, cioè gli interessi per il ritardo.

Passati i 60 giorni senza pagamento e senza una sospensione, la Riscossione può attivare le procedure per recuperare la somma. Può iscrivere un fermo sull’auto o un’ipoteca sulla casa. Può arrivare al pignoramento di stipendio, pensione o conto corrente. Per farlo può anche raccogliere informazioni sul tuo reddito e sul tuo patrimonio, come indica la pagina su cosa succede dopo la notifica.

Non succede tutto il sessantunesimo giorno. Ma da quel momento la cartella è un debito che la Riscossione può riscuotere con la forza.

Le strade possibili nei primi 60 giorni

La legge prevede quattro possibilità. Quale abbia senso dipende dalla cartella e dalla tua situazione: è proprio quello che guardiamo insieme nel primo colloquio.

Possibilità Quando ha senso
Pagare entro 60 giorni La somma è dovuta e riesci a sostenerla senza togliere il necessario a casa
Chiedere le rate La somma è dovuta ma non riesci a pagarla in una volta
Chiedere la sospensione Ritieni che la somma non sia dovuta: l’hai già pagata, l’ente l’ha annullata, c’è una sentenza a tuo favore
Fare ricorso Ci sono motivi per contestare la richiesta davanti al giudice, nei termini previsti per quel tipo di debito

Sulle rate c’è una cosa da sapere prima di chiederle. La Riscossione le concede in base all’importo e alle condizioni economiche: per debiti fino a 120.000 euro si arriva a 84 rate su semplice richiesta. Ma un piano che poi non reggi peggiora la situazione. Lo spieghiamo nell’articolo sulla rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate.

Se pensi che la somma non sia dovuta, la verifica spetta all’ente che ha emesso il ruolo, come spiega l’Agenzia delle Entrate. Anche qui i tempi contano: la richiesta di sospensione alla Riscossione va presentata entro 60 giorni dalla notifica.

Una rata ha senso solo se entra nei conti di casa. Prima di impegnarti, va messa accanto ad affitto, bollette e spesa.

Se le cartelle sono più di una

Spesso la cartella arrivata oggi non è l’unica. Ci sono quelle degli anni passati, magari già cresciute con interessi e spese, e ci sono altri debiti: un prestito, le bollette arretrate, una carta di credito.

In questi casi guardare una cartella alla volta non basta. Serve il quadro completo. Il punto di partenza è la situazione debitoria con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, cioè l’elenco di tutto quello che risulta a tuo nome.

Quando l’insieme dei debiti non è più sostenibile, la legge parla di sovraindebitamento: vuol dire non riuscire più a pagare regolarmente, come lo definisce l’articolo 2 del Codice della crisi. Per queste situazioni il Codice prevede procedure in cui il giudice guarda tutti i debiti insieme, cartelle comprese. Ne parliamo nella guida su cosa fare con troppi debiti con l’Agenzia delle Entrate.

I debiti con il Fisco si pagano con gli stessi soldi della spesa. Per questo vanno guardati dentro il bilancio della famiglia, non da soli.

Come può aiutarti Michela con Legge3

Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle se hai ricevuto una cartella che non riesci a pagare, se non capisci da dove viene, o se le cartelle si sono accumulate.

Nel primo colloquio guardiamo la cartella: chi è l’ente creditore, di che anno è il debito, quando è stata notificata. Poi allarghiamo lo sguardo agli altri debiti, alle entrate e alle spese. Con gli avvocati e i commercialisti del team verifichiamo se conviene pagare, chiedere le rate, contestare la richiesta o valutare una procedura per l’insieme dei debiti.

Michela e il team non sostituiscono la Riscossione e non decidono al posto del giudice. Ti aiutano a non sbagliare mossa nei tempi che la legge ti dà.

Domande frequenti

Cosa succede se non pago una cartella esattoriale?

Dopo 60 giorni dalla notifica la somma cresce con gli interessi di mora e la Riscossione può procedere con fermo, ipoteca o pignoramento, secondo i limiti di legge.

Quanto tempo ho per pagare una cartella?

Sessanta giorni dalla data di notifica. Entro quel termine paghi l’importo scritto in prima pagina, senza interessi di mora.

Posso pagare una cartella a rate?

Sì, la Riscossione può concedere la rateizzazione. Va chiesta solo se le rate sono sostenibili: un piano che decade ti lascia con meno possibilità di prima.

Una cartella può essere sbagliata?

Può succedere: una somma già pagata, un debito annullato dall’ente, una richiesta arrivata fuori dai termini. Va verificato sui documenti, e i tempi per farlo valere sono stretti.

Il colloquio con Michela ferma la cartella?

No. I 60 giorni continuano a correre. Il colloquio serve a decidere in tempo cosa fare.

Parliamone prima che scadano i 60 giorni

Se hai una cartella sul tavolo e non sai da dove cominciare, raccontaci cosa c’è scritto e quando l’hai ricevuta. Da lì capiamo insieme quanto tempo c’è e cosa conviene fare.

Una cartella letta in due fa meno paura. Michela e il team Legge3 ti aiutano a capire cosa chiede davvero e come affrontarla.

Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.

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Michela Radicchi nel suo ufficio
Michela Radicchi Consulente Specialista Legge3.it

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