Vuoi parlare della tua situazione con Michela?
Nel pignoramento presso terzi il creditore non prende i soldi da te, ma da chi te li deve: il datore di lavoro, l’INPS, la banca, un cliente. Quel «terzo» riceve un atto, blocca le somme nei limiti di legge e poi le versa al creditore quando il giudice lo decide. È il procedimento che riguarda, per esempio, stipendi, pensioni e conti correnti.
Se hai ricevuto un atto di questo tipo, non serve capirlo da solo. Con Michela e il team Legge3 lo leggiamo insieme, controlliamo i limiti e vediamo quali possibilità restano.

Tre soggetti, un atto solo. Il creditore, tu e il terzo che custodisce le somme.
Chi è il terzo e cosa deve fare
Il terzo è chiunque ti debba del denaro: il datore di lavoro per lo stipendio, l’INPS per la pensione, la banca per le somme sul conto, un cliente per una fattura. Il creditore gli notifica l’atto di pignoramento e lo notifica anche a te, secondo l’articolo 543 del codice di procedura civile.
Da quel momento il terzo non può più disporre delle somme che ti deve, entro il tetto fissato dalla legge: il debito per cui si procede, aumentato di 1.000 euro per crediti fino a 1.100 euro, di 1.600 euro fino a 3.200 euro e della metà del credito oltre questa soglia. È l’articolo 546. Il terzo diventa una specie di custode: non può pagarti quelle somme, ma non le versa ancora al creditore.
Entro dieci giorni il terzo deve dichiarare, con raccomandata o PEC, quanto ti deve e quando lo paga. Lo prevede l’articolo 547. Se la dichiarazione manca, il giudice fissa un’altra udienza e il terzo riceve un nuovo avviso. Solo se non compare o non dichiara neppure allora, il credito può essere considerato non contestato, alle condizioni dell’articolo 548.
I passaggi, uno dopo l’altro
Dopo la notifica, il creditore deve iscrivere la causa a ruolo entro trenta giorni dalla consegna dell’atto da parte dell’ufficiale giudiziario, altrimenti il pignoramento perde efficacia. Poi c’è un’udienza davanti al giudice dell’esecuzione. Se ci sono contestazioni sulla dichiarazione del terzo, le decide il giudice con un’ordinanza, come prevede l’articolo 549.
| Passaggio | Cosa succede |
|---|---|
| Notifica dell’atto a te e al terzo | Il terzo blocca le somme dovute, nei limiti di legge |
| Dichiarazione del terzo entro dieci giorni | Comunica quanto ti deve e quando lo paga |
| Udienza davanti al giudice | Si verificano dichiarazione e contestazioni |
| Ordinanza di assegnazione | Il terzo versa le somme direttamente al creditore |
Con l’ordinanza di assegnazione, prevista dall’articolo 553, le somme passano al creditore. Per uno stipendio o una pensione, la trattenuta continua ogni mese fino a coprire il debito.

Ogni passaggio ha un termine. Sapere a che punto sei serve a non arrivare tardi.
Quanto possono prendere: i limiti di legge
I limiti sono nell’articolo 545 e proteggono chi vive di lavoro o di pensione.
Per i normali debiti verso banche e finanziarie, dallo stipendio può essere trattenuto al massimo un quinto. Dalla pensione non si può toccare la parte fino al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro: nel 2026 l’assegno sociale vale 546,24 euro al mese secondo l’INPS, quindi restano protetti 1.092,48 euro; sulla parte oltre vale il quinto.
Se sul conto corrente arrivano stipendio o pensione, le somme già accreditate prima del pignoramento sono protette fino al triplo dell’assegno sociale. Quelle che arrivano dopo seguono i limiti ordinari. La presenza di più creditori non autorizza da sola a prendere metà dello stipendio. Per crediti della stessa natura resta il limite della categoria; il limite complessivo della metà riguarda il concorso di cause diverse previsto dalla legge.
Un pignoramento che va oltre questi limiti è in parte inefficace, e il giudice deve rilevarlo anche da solo. Non è però automatico che qualcuno se ne accorga: per questo controlliamo i conteggi nel colloquio.
Se a pignorare è l’Agenzia delle Entrate-Riscossione
Per le cartelle il percorso è più corto. L’Agente della riscossione può ordinare direttamente al terzo di pagargli le somme entro sessanta giorni, senza passare dal giudice. Lo permette l’articolo 72-bis del DPR 602/1973.
I limiti sullo stipendio sono più bassi: un decimo fino a 2.500 euro al mese, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre. L’ultimo stipendio accreditato sul conto non si tocca. Sono le regole dell’articolo 72-ter. Prima del pignoramento, se la cartella ha più di un anno, deve arrivare un’intimazione a pagare, come spiega l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Se le cartelle sono il tuo problema principale, abbiamo una guida su cosa fare con troppi debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Un quinto in meno ogni mese cambia il bilancio di casa. Per questo va guardato insieme al resto dei debiti.
Cosa si può fare
Le possibilità dipendono dal creditore, dall’importo e dalla tua situazione complessiva. Nel colloquio le valutiamo con gli avvocati del team, tenendo conto di tutti i debiti.
Se i limiti non sono stati rispettati, o l’atto ha errori, gli avvocati possono chiedere al giudice di dichiararne l’inefficacia in tutto o in parte. Se hai più pignoramenti presso terzi diversi, la legge permette di chiedere la riduzione proporzionale o l’inefficacia di alcuni, secondo l’articolo 546.
La conversione del pignoramento permette di sostituire i crediti pignorati con una somma di denaro. Secondo l’articolo 495, la richiesta va fatta prima dell’assegnazione, una sola volta, con un deposito iniziale di almeno un sesto dei crediti coinvolti. Le rate fino a 48 mesi previste dalla norma riguardano immobili e cose mobili: non sono una dilazione da dare per scontata per stipendio e conto corrente.
Quando il pignoramento è solo l’ultimo segnale di debiti che non si reggono più, si ragiona sul sovraindebitamento, definito dall’articolo 2 del Codice della crisi. Nelle procedure del Codice il giudice può sospendere i pignoramenti che metterebbero in pericolo il piano, secondo l’articolo 70, e per chi ha beni esiste la liquidazione controllata dell’articolo 268.
Come può aiutarti Michela con Legge3
Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle del pignoramento anche se non hai capito bene l’atto o la lettera del terzo.
Nel primo colloquio guardiamo chi è il creditore, chi è il terzo, le date e le cifre. Poi, con gli avvocati e i commercialisti del team, verifichiamo i limiti, i termini e le strade possibili: contestazione, conversione, accordo o procedura di sovraindebitamento.
Michela e il team non fermano un pignoramento con una telefonata e non sostituiscono il giudice. Ti aiutano a capire cosa sta succedendo e quale passo fare per primo. Per sapere chi fa cosa, leggi sovraindebitamento dei privati: a chi rivolgersi.

Il pignoramento arriva sulle spese di ogni giorno. La legge lascia una parte protetta proprio per questo.
Domande frequenti
Il mio datore di lavoro può rifiutarsi di trattenere lo stipendio?
No. Dopo la notifica ha obblighi precisi: custodire le somme nei limiti e dichiarare quanto ti deve. Se manca la dichiarazione, il giudice lo convoca a un’altra udienza. L’ulteriore mancata comparizione o dichiarazione può far considerare il credito non contestato, alle condizioni dell’articolo 548.
Il datore di lavoro può licenziarmi per il pignoramento?
Il pignoramento non è un motivo di licenziamento. Il datore di lavoro è un terzo che esegue un ordine, non una parte del tuo debito.
Quanto dura la trattenuta sullo stipendio?
Fino a quando il debito, con interessi e spese, è coperto. Con più creditori si controllano sia i limiti di ciascuna categoria sia quello complessivo: due creditori ordinari non possono prendere automaticamente due quinti.
Posso avere due pignoramenti presso terzi insieme?
Sì. In quel caso si può chiedere al giudice di ridurli in proporzione o di dichiararne inefficace qualcuno, secondo l’articolo 546. È una valutazione da fare con gli avvocati.
Il colloquio con Michela ferma il pignoramento?
No. Il colloquio e l’invio del modulo non sospendono nulla. Servono a capire in fretta cosa è bloccato, se i limiti sono rispettati e cosa conviene fare.
Parliamone prima dell’udienza
Se hai ricevuto un atto di pignoramento presso terzi, la data dell’udienza è già scritta lì. Raccontaci cosa è arrivato: da lì capiamo cosa si può ancora fare.

Un atto complicato diventa leggibile in due. Michela e il team Legge3 ti aiutano a capire limiti, tempi e possibilità.
Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.