Vuoi parlare della tua situazione con Michela?
L’intimazione di pagamento è l’avviso con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ti dà cinque giorni per pagare una cartella rimasta scoperta da più di un anno. È l’ultimo atto prima del recupero forzato: passati i cinque giorni, la Riscossione può procedere con il pignoramento. Anche dopo l’intimazione, però, restano possibili la richiesta di rate e, nei casi previsti, la sospensione. Cinque giorni sono pochi: per questo conta muoversi subito.
Se hai ricevuto un’intimazione e non sai come affrontarla, con Michela e il team Legge3 guardiamo insieme l’atto, le cartelle a cui si riferisce e il tempo che resta.

Cinque giorni non bastano per risolvere tutto. Bastano per capire cosa chiede l’atto e fare la prima mossa giusta.
Che cos’è l’intimazione di pagamento
Il nome completo è avviso di intimazione. Lo manda l’Agenzia delle Entrate-Riscossione quando una cartella è stata notificata da più di un anno, non è stata pagata e la Riscossione vuole passare al recupero forzato.
La regola è nell’articolo 50 del DPR 602 del 1973. Dopo la cartella, la Riscossione ha un anno per iniziare l’esecuzione. Se lascia passare quell’anno, prima di procedere deve avvisarti di nuovo e darti cinque giorni per pagare. Lo conferma la pagina dell’Agenzia sulle procedure esecutive.
L’intimazione, quindi, non è un debito nuovo. È un promemoria formale su cartelle che hai già ricevuto, con una scadenza molto più corta.
Perché arriva e a quali cartelle si riferisce
Arriva perché sul tuo nome risultano cartelle non pagate, non rateizzate e non sospese. Spesso si tratta di cartelle vecchie, di cui non ricordavi più l’esistenza.
Una sola intimazione può riguardare più cartelle, anche di anni e di enti diversi. Dentro trovi l’elenco delle cartelle e la somma complessiva, che di solito è più alta di quella originaria perché nel frattempo si sono aggiunti gli interessi di mora.
Per questo il primo passo non è guardare il totale. È capire quali cartelle ci sono dentro. Ne parliamo nell’articolo sulla situazione debitoria con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Il totale spaventa, l’elenco aiuta. Sapere quali cartelle sono dentro l’intimazione cambia il modo di affrontarla.
I cinque giorni: come si contano e cosa cambia dopo
Dalla notifica hai cinque giorni per pagare quanto richiesto. La legge dice «entro cinque giorni» e non parla di giorni lavorativi.
Passati i cinque giorni, la Riscossione può avviare il pignoramento: dello stipendio, della pensione, del conto corrente o di altri beni, nei limiti previsti dalla legge. Non è detto che succeda il sesto giorno, e non esiste un tempo fisso. Ma da quel momento può succedere senza un altro avviso prima.
L’intimazione vale un anno. Se in quell’anno la Riscossione non procede, per farlo dopo deve mandarti un nuovo avviso.
| Atto | Cosa ti dice |
|---|---|
| Cartella di pagamento | Hai 60 giorni per pagare, chiedere le rate o contestare |
| Avviso di intimazione | È passato più di un anno dalla cartella: hai cinque giorni per pagare |
| Fermo o ipoteca | La Riscossione ha messo un vincolo sull’auto o sulla casa |
| Pignoramento | È iniziato il recupero forzato su stipendio, pensione, conto o beni |
Per i debiti fino a mille euro c’è una regola in più: le azioni esecutive non partono prima di 120 giorni dall’invio di una comunicazione con il dettaglio del debito.
Cosa si può ancora fare dopo l’intimazione
L’intimazione non chiude le strade. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione lo dice in modo esplicito: resta la possibilità di chiedere la rateizzazione o la sospensione legale della riscossione, nei casi e nei termini previsti.
La rateizzazione è la strada più usata. Dalla presentazione della richiesta, e finché sei in regola con le rate, la Riscossione non può avviare nuove procedure esecutive. Ma non tutte le cartelle si possono rateizzare: quelle che stavano in un piano decaduto, per le richieste presentate dal 16 luglio 2022, sono escluse. Lo spiega la pagina su quando è possibile rateizzare, e ne parliamo nell’articolo sulla rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate.
La sospensione riguarda i casi in cui la somma non è dovuta: per esempio è già stata pagata, o l’ente creditore l’ha annullata.
C’è poi la domanda più importante: le rate sarebbero sostenibili? Un piano che salta dopo pochi mesi ti lascia con meno possibilità di prima.

Chiedere le rate ferma l’urgenza, non il problema. Se la rata non entra nei conti di casa, tra qualche mese si è di nuovo al punto di partenza.
Se l’intimazione è solo una parte dei debiti
Chi riceve un’intimazione ha spesso anche altro: un prestito, le bollette arretrate, altre cartelle in arrivo. In questi casi l’intimazione è il segnale che i debiti, nel loro insieme, non sono più sostenibili.
La legge chiama questa situazione sovraindebitamento: vuol dire non riuscire più a pagare regolarmente i propri debiti, come lo definisce l’articolo 2 del Codice della crisi. Per queste situazioni il Codice prevede procedure in cui si guardano tutti i debiti insieme, e il giudice può sospendere le azioni dei creditori alle condizioni dell’articolo 70. Ne parliamo nella guida su cosa fare con troppi debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Un’intimazione arriva sopra le spese di ogni mese. Per capire cosa fare bisogna guardare tutto insieme: entrate, spese e debiti.
Come può aiutarti Michela con Legge3
Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. Puoi parlarle appena ricevi l’intimazione, anche se non hai ancora capito a cosa si riferisce.
Nel primo colloquio guardiamo l’atto: quando è stato notificato, quali cartelle contiene, di che anni sono. Poi, con gli avvocati e i commercialisti del team, verifichiamo se le somme sono dovute, se le rate sono possibili e sostenibili, o se serve una strada diversa per l’insieme dei debiti.
Michela e il team non fermano i termini e non sostituiscono la Riscossione. Ti aiutano a usare bene il poco tempo che c’è.
Domande frequenti
Cosa succede se non pago un’intimazione di pagamento?
Passati cinque giorni dalla notifica, la Riscossione può avviare il pignoramento di stipendio, pensione, conto o altri beni, nei limiti di legge.
L’intimazione di pagamento si può rateizzare?
Sì, la richiesta di rate resta possibile anche dopo l’intimazione, se le cartelle sono rateizzabili. Finché sei in regola con le rate non partono nuove procedure esecutive.
I cinque giorni sono lavorativi o di calendario?
La legge dice «entro cinque giorni» e non parla di giorni lavorativi. Conviene muoversi subito, senza contare sui giorni in più.
Quanto tempo passa dall’intimazione al pignoramento?
Non c’è un tempo fisso. Dopo i cinque giorni la Riscossione può procedere; l’intimazione resta valida per un anno.
Il colloquio con Michela blocca l’intimazione?
No. I cinque giorni continuano a correre. Il colloquio serve a decidere in fretta e bene cosa fare.
Parliamone subito
Se hai un’intimazione sul tavolo, non aspettare. Raccontaci quando l’hai ricevuta e cosa c’è scritto: da lì capiamo insieme la prima cosa da fare.

Un atto con una scadenza corta si affronta meglio in due. Michela e il team Legge3 ti aiutano a capire cosa chiede e quali strade restano.
Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.