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Sovraindebitamento

Esdebitazione del debitore incapiente: quando non hai soldi per pagare i debiti

Illustrazione di una borsa blu con pane e mele accanto a due buste bianche su un tavolo di cucina.

Vuoi parlare della tua situazione con Michela?

Se non riesci a pagare i debiti e non hai risorse da offrire ai creditori, può esserci una possibilità da valutare: l’esdebitazione del debitore incapiente. È una procedura riservata a chi rispetta condizioni precise e viene concessa dal giudice, una sola volta. Con Michela e il team Legge3 puoi capire se la tua situazione rientra in questi casi.

Il fatto di non possedere una casa o di essere senza lavoro, da solo, non basta. Vanno guardati insieme i debiti, le entrate, le spese della famiglia e il modo in cui sei arrivato a questa difficoltà.

Partiamo da ciò che hai per vivere, non da una rata che non puoi sostenere.

Che cosa significa “debitore incapiente”?

“Incapiente” è una parola tecnica. In questo caso indica una persona che non può offrire ai creditori risorse utili al pagamento, neppure attraverso altre possibilità concrete o guardando a ciò che potrà avere in futuro.

Non significa semplicemente avere il conto quasi vuoto oggi. Una persona può non avere risparmi, ma possedere un immobile. Un’altra può avere uno stipendio, ma usarlo per le spese necessarie a vivere e mantenere la famiglia. Sono situazioni diverse, da esaminare con attenzione.

La regola si trova nell’articolo 283 del Codice della crisi. Il Codice prevede espressamente che anche una persona con un reddito possa rientrare nella procedura, se ricorrono le condizioni stabilite dalla legge.

Per questo il primo confronto serve a capire come stanno davvero le cose. Non devi decidere da solo se sei “abbastanza in difficoltà” per chiedere aiuto.

Che cosa può cambiare per i tuoi debiti?

L’esdebitazione può liberarti dall’obbligo di pagare i debiti compresi nel provvedimento, con le esclusioni e le condizioni previste dalla legge. Non è un nuovo prestito e non è un accordo che ti impone di trovare subito il denaro per una rata.

Ma il risultato non arriva con una telefonata o con l’invio del modulo. Serve un percorso documentato e la decisione del giudice. Inoltre, nei tre anni successivi possono esserci conseguenze se arrivano nuove risorse utili ai creditori: le spieghiamo più avanti. Il riferimento è sempre l’articolo 283.

Un altro punto da distinguere: il provvedimento riguarda la tua posizione. Non libera automaticamente chi ha garantito il tuo debito o lo deve pagare insieme a te. Per esempio, se un familiare ha firmato una garanzia sul prestito, anche quella firma va esaminata. La tutela dei diritti verso garanti e altri obbligati è prevista dall’articolo 278.

Chi può ottenere questa possibilità?

La procedura dell’incapiente riguarda una persona fisica, non una società. Deve inoltre trattarsi di una situazione che rientra nelle regole del sovraindebitamento. Per un titolare o ex titolare di attività, anche questo primo passaggio richiede una verifica: la sola chiusura della partita IVA non dà accesso al beneficio. Le definizioni sono nell’articolo 2 del Codice.

I punti centrali da controllare sono questi:

  • Le risorse disponibili: se esistono beni, redditi o altre possibilità concrete da destinare ai creditori.
  • Le spese necessarie: quanto serve per vivere, lavorare e mantenere la famiglia.
  • La storia dei debiti: quando sono nati e perché non riesci più a pagarli.
  • Il comportamento tenuto: il giudice deve escludere frodi, debiti formati con dolo o colpa grave e atti fatti per danneggiare i creditori.
  • Gli eventuali percorsi precedenti: questa specifica esdebitazione può essere concessa una sola volta.

La legge parla di persona “meritevole”. Non è un giudizio sul tuo valore come persona. È una valutazione giuridica delle cause del debito e del comportamento tenuto, prevista dall’articolo 283.

Se in passato hai venduto un bene, dato una garanzia o affrontato un’altra procedura, raccontacelo. Sono informazioni che aiutano i professionisti a capire il quadro completo, senza prometterti una strada prima di averla verificata.

Posso rientrare anche se lavoro o prendo una pensione?

Avere uno stipendio o una pensione non esclude automaticamente questa possibilità. La legge guarda anche alle spese necessarie per produrre il reddito e mantenere te e la tua famiglia.

Il calcolo previsto dall’articolo 283, comma 2 si fa su base annua. Tiene conto del reddito, delle spese indicate dalla norma e di un parametro legato all’assegno sociale e al numero dei familiari. Non c’è quindi una cifra mensile unica che permetta a tutti di sapere subito se rientrano.

Pensiamo, come esempio, a una persona che ha uno stipendio ma deve sostenere l’affitto, la spesa e le necessità dei figli. Il solo importo della busta paga non descrive ciò che rimane. Allo stesso tempo, dire “a fine mese non mi resta niente” non sostituisce la verifica dei documenti e degli altri beni.

Anche chi lavora può non avere risorse sufficienti per affrontare i debiti.

Nel percorso con il team ricostruiamo entrate e uscite, così i professionisti possono valutare le condizioni reali. Non ti chiediamo di fare da solo un calcolo legale o di trovare una soglia su internet.

Se i debiti arrivano da una vecchia attività, trovi un primo chiarimento anche nella guida sul sovraindebitamento della ditta individuale.

Rientrano tutti i debiti?

Non è corretto promettere che ogni debito venga meno. Prima di parlare del risultato bisogna distinguere le diverse richieste di pagamento e verificare quali obblighi possono rientrare nel beneficio.

L’articolo 278, comma 7 esclude, tra gli altri:

  • gli obblighi di mantenimento e gli alimenti, cioè gli aiuti dovuti per legge a chi ne ha diritto;
  • il risarcimento per danni causati da un fatto illecito fuori da un rapporto contrattuale;
  • le sanzioni penali e amministrative in denaro che non siano accessorie a debiti estinti.

Se hai prestiti, cartelle fiscali e altre richieste insieme, non li consideriamo tutti uguali. Guardiamo da dove arrivano e che cosa viene chiesto. Un importo in una cartella può comprendere voci diverse: la verifica riguarda anche queste differenze.

Per il problema dei pagamenti fiscali abbiamo una guida su cosa fare quando i debiti con l’Agenzia delle Entrate sono diventati troppi. Anche qui la valutazione riguarda la tua situazione completa, non una promessa fatta sulla base di una sola lettera.

Le richieste di pagamento vanno guardate insieme alle necessità di ogni giorno.

Che cosa succede se la situazione migliora?

L’esdebitazione dell’incapiente non permette di ignorare ciò che accade dopo il decreto. Nei tre anni successivi, se arrivano ulteriori risorse che possono essere utilmente destinate ai creditori, si applicano i controlli e le conseguenze previsti dall’articolo 283, commi 1, 7 e 9.

Il giudice stabilisce come e quando presentare la dichiarazione annuale, quando ci sono nuove risorse da dichiarare. Il mancato rispetto di questo obbligo può portare alla revoca del beneficio. L’OCC, l’organismo indipendente che interviene nella procedura, controlla le dichiarazioni e la situazione.

Se l’OCC accerta nuove risorse rilevanti, dopo l’autorizzazione del giudice le comunica ai creditori. Questi possono agire su quelle risorse nei limiti previsti dalla norma. Non significa che qualunque piccolo aumento delle entrate faccia automaticamente ripartire tutti i debiti.

La legge esclude da queste nuove risorse i finanziamenti ricevuti. Questo non è un invito a chiedere un altro prestito: aggiungere un pagamento può rendere ancora più difficile sostenere le spese.

Il percorso comprende anche gli impegni da rispettare dopo il decreto.

Sono aspetti da capire fin dall’inizio. Nel confronto con i professionisti va chiarito anche che cosa dovrai comunicare se, per esempio, trovi un nuovo lavoro o ricevi un’eredità.

Come ti aiutiamo a capire se è la strada giusta

Nel primo colloquio con Michela puoi raccontare che cosa sta succedendo, quali pagamenti ti stanno mettendo in difficoltà e se ci sono scadenze vicine. Il team Legge3 comprende professionisti che verificano gli aspetti legali ed economici del caso.

Non devi arrivare con tutte le carte perfette. Partiamo da ciò che sai e dai documenti che hai già. Queste sono alcune delle informazioni che aiutano a ricostruire la situazione:

Che cosa guardiamo Perché serve
Prestiti, cartelle e altre richieste Per capire chi chiede il pagamento e da dove nasce il debito
Stipendio, pensione e altre entrate Per valutare le risorse tue e della famiglia
Affitto e spese necessarie Per ricostruire quanto serve per vivere e lavorare
Beni, garanzie e operazioni passate Per verificare il patrimonio e la storia della situazione

Se questa procedura risulta adatta, la domanda passa attraverso l’OCC, Organismo di composizione della crisi, che prepara la propria relazione e svolge un ruolo indipendente. La decisione spetta al giudice. I documenti richiesti dalla legge e il contenuto della relazione sono indicati nell’articolo 283, commi 3 e 4.

Puoi iniziare a parlarne anche se non hai già riordinato tutti i documenti.

Michela è una consulente: non sostituisce il giudice o l’OCC. Puoi conoscere meglio il suo ruolo e i servizi offerti insieme a Legge3. Per capire chi fa cosa, c’è anche la guida su a chi chiedere aiuto per il sovraindebitamento.

Domande frequenti

Il primo colloquio e la procedura sono gratuiti?

Il primo colloquio con Michela è gratuito. Questo non significa che lo sia anche l’intera procedura. La legge prevede che il compenso dell’OCC sia ridotto della metà per l’incapiente, ma possono esserci altri costi di assistenza e del percorso. Importi e condizioni devono esserti spiegati prima di assumere un incarico. Il riferimento per l’OCC è l’articolo 283, comma 6.

Se non ho beni intestati, posso ottenerla sicuramente?

No. Non avere beni intestati è solo uno degli aspetti da esaminare. Contano anche le entrate, le possibilità future, le spese necessarie e le cause dei debiti. La decisione arriva dopo le verifiche previste dalla legge.

Devo aspettare tre anni per ottenere il beneficio?

I tre anni di cui parliamo sono quelli successivi al decreto, durante i quali si controllano eventuali nuove risorse. Non sono un’attesa fissa prima della decisione. I tempi per ottenere il decreto dipendono dalla preparazione della pratica, dalle verifiche e dal tribunale: non possiamo promettere una durata uguale per tutti.

È la stessa cosa della liquidazione controllata?

No. Nella liquidazione controllata si raccolgono e si destinano ai creditori i beni e le altre risorse previsti dalla procedura. L’esdebitazione segue regole e tempi propri. La procedura dell’incapiente riguarda invece chi non può offrire risorse utili e rispetta le sue specifiche condizioni. È una distinzione da far valutare ai professionisti, non una scelta da fare in base al nome. I riferimenti sono gli articoli 268, 282 e 283 del Codice.

Se ho già un pignoramento, il colloquio lo ferma?

No. Una richiesta di contatto o un colloquio non fermano un pignoramento e non cambiano le scadenze. Se hai ricevuto un atto, diccelo subito e indica la data che conosci: i professionisti devono verificare che cosa sta accadendo e quali possibilità esistono nel tuo caso.

Non sai più come pagare? Iniziamo da qui

Quando il denaro serve già per l’affitto, le bollette e la spesa, sentir parlare di un’altra rata può sembrare inutile. Il primo passo con noi è capire quali possibilità ci sono davvero, compresa l’eventuale esdebitazione dell’incapiente, senza darti un risultato per certo.

Racconta a Michela che cosa sta succedendo. Insieme al team Legge3 potrà aiutarti a capire come affrontare la situazione e quali verifiche servono.

Richiedi il primo colloquio gratuito con Michela.

Michela Radicchi nel suo ufficio
Michela Radicchi Consulente Specialista Legge3.it

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