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Se non paghi l’affitto, dopo 20 giorni dalla scadenza sei in morosità e il proprietario può chiederti lo sfratto: ti arriva un’intimazione con la data di un’udienza, in udienza puoi ancora sanare pagando tutto l’arretrato con interessi e spese, oppure chiedere al giudice fino a 90 giorni; se non paghi, il giudice convalida lo sfratto con un’ordinanza esecutiva e un decreto ingiuntivo per i canoni, e da lì si arriva all’ufficiale giudiziario. L’assegno di inclusione non ti protegge dallo sfratto: la quota per l’affitto, fino a 3.640 euro l’anno, è dentro l’assegno e non viene versata al proprietario, e se perdi la casa cambia la tua situazione, che va comunicata all’INPS. Qui trovi le tappe, i tempi e cosa guardare prima dell’udienza.
Se l’affitto è solo una delle voci che non riesci più a pagare, lascia i tuoi dati nel modulo in fondo e chiedi di essere contattato: nella prima consulenza, gratuita, Michela verifica se hai i requisiti per accedere alla Legge3 ed esdebitarti.

L’affitto è la prima voce del mese. Quando non ci sta, il problema non è solo l’affitto.
Dopo quanto tempo sei «moroso»
La legge sulle locazioni fissa una soglia precisa. Secondo l’articolo 5 della legge 392/1978, il mancato pagamento del canone passati 20 giorni dalla scadenza, oppure il mancato pagamento delle spese accessorie per più di due mensilità del canone, è motivo di risoluzione del contratto. Non serve che il proprietario ti mandi prima una diffida: dal ventunesimo giorno può rivolgersi al giudice.
In pratica, con un canone che scade il giorno 5, dal 26 del mese sei moroso. Un solo mese basta per iniziare la procedura, anche se nella realtà molti proprietari aspettano due o tre mesi e mandano prima un sollecito.
| Quando | Cosa succede |
|---|---|
| 20 giorni dopo la scadenza del canone | Sei in morosità: il proprietario può chiedere lo sfratto senza altri avvisi |
| Intimazione di sfratto | Un atto con la data dell’udienza; in udienza puoi sanare pagando tutto, o chiedere fino a 90 giorni |
| Senza pagamento | Il giudice convalida lo sfratto con ordinanza esecutiva e firma un decreto ingiuntivo per i canoni |
| Dopo la convalida | Precetto, poi l’ufficiale giudiziario fissa la data per lasciare la casa |
L’intimazione di sfratto e l’udienza
Il proprietario non può cambiare la serratura o portare via le tue cose. Deve passare dal giudice con l’intimazione di sfratto per morosità, prevista dall’articolo 658 del codice di procedura civile: un atto notificato a casa tua con la data dell’udienza. Come è fatto e cosa succede dopo lo spieghiamo in sfratto per morosità: tempi e tappe.
L’udienza è il momento che conta. L’articolo 55 della legge 392/1978 ti dà una possibilità precisa: se in udienza paghi tutti i canoni scaduti, le spese accessorie, gli interessi legali e le spese del processo, la morosità è sanata e lo sfratto non viene convalidato. Si può fare al massimo tre volte in quattro anni. Se non hai i soldi in udienza ma puoi dimostrare una difficoltà seria, il giudice può darti fino a 90 giorni per pagare, e in alcuni casi fino a 120.
Se non compari o non ti opponi, secondo l’articolo 663 il giudice convalida lo sfratto con un’ordinanza immediatamente esecutiva, dopo che il proprietario ha confermato che la morosità continua. Nello stesso momento, per l’articolo 664, firma un decreto ingiuntivo per i canoni scaduti e per quelli che matureranno fino a quando lasci la casa, con le spese: un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, che può portare al pignoramento di stipendio o conto, se ci sono.

L’udienza ha una data scritta sull’intimazione. È l’ultimo momento in cui pagare l’arretrato cambia tutto.
Cosa c’entra l’assegno di inclusione
L’assegno di inclusione ha due parti. La prima integra il reddito della famiglia; la seconda, prevista dall’articolo 3 del decreto-legge 48/2023, è un’integrazione per chi vive in una casa in affitto con contratto registrato: pari al canone annuo scritto nel contratto e dichiarato nell’ISEE, fino a 3.640 euro l’anno, 1.950 se in famiglia sono tutti over 67 o con disabilità grave. Per chi è in affitto la soglia di reddito per avere l’assegno sale a 10.140 euro, come spiegano le schede del Ministero del Lavoro e dell’INPS.
Questa quota arriva ogni mese sulla Carta di inclusione insieme al resto dell’assegno. La legge non prevede che venga versata direttamente al proprietario, e non toglie l’assegno a chi non paga l’affitto. Vuol dire due cose: che i soldi per l’affitto sono già dentro quello che ricevi, e che se li usi per altro nessuno lo blocca, ma la casa la perdi lo stesso con lo sfratto.
C’è poi un obbligo da conoscere. Se lo sfratto va fino in fondo e lasci la casa, o se cambi contratto, cambia la tua situazione: va comunicata all’INPS, perché l’integrazione per l’affitto è legata a quel contratto. L’articolo 8 punisce chi non comunica le variazioni rilevanti per il beneficio.

La quota affitto dell’assegno non va al proprietario. Arriva a te, e sta a te farla arrivare a lui.
Quando l’affitto non pagato è il segno di qualcosa di più grande
Chi riceve l’assegno di inclusione ha un reddito basso per definizione. Se oltre all’affitto ci sono un finanziamento, bollette indietro, una cartella, la legge chiama questa situazione sovraindebitamento: non riuscire più a pagare regolarmente i propri debiti, come dice l’articolo 2 del Codice della crisi. Le procedure del Codice guardano tutti i debiti insieme, e per chi non ha nulla da offrire ai creditori esiste una procedura apposta, che spieghiamo in nullatenente con debiti: cosa si può fare. Da dove si comincia lo trovi in troppi debiti: da dove cominciare.

Contratto, ricevute, intimazione: vanno tenuti insieme. Dalle ricevute si capisce quanti mesi mancano davvero.
Cosa può fare Michela nel tuo caso
Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. La consulenza con lei serve a una cosa sola: capire se puoi accedere alla Legge3, cioè se hai i requisiti che la legge chiede per esdebitarti.
Ne esci con un sì o con un no. Se è sì, Michela ti dà tutte le informazioni per esdebitarti. Se è no, ti spiega il perché e, se può darti un consiglio, te lo dà.
Per fissarla lascia nome, telefono ed e-mail nel modulo qui sotto e chiedi di essere contattato. La prima consulenza è gratuita e non ti impegna a nulla.
Domande frequenti
Cosa succede se non pago l’affitto con l’assegno di inclusione?
Dopo 20 giorni dalla scadenza il proprietario può chiedere lo sfratto, come per qualsiasi inquilino. L’assegno non viene tolto, ma non ti protegge dallo sfratto.
La quota affitto dell’ADI va direttamente al proprietario?
No. Arriva a te sulla Carta di inclusione insieme al resto dell’assegno, fino a 3.640 euro l’anno. Pagare il proprietario resta compito tuo.
Posso fermare lo sfratto pagando l’arretrato?
Sì, in udienza: pagando tutti i canoni scaduti con interessi e spese, al massimo tre volte in quattro anni. Il giudice può darti fino a 90 giorni se dimostri una difficoltà seria.
Se perdo la casa perdo anche l’assegno di inclusione?
Non l’assegno, ma la quota per l’affitto è legata al contratto registrato. Il cambiamento va comunicato all’INPS.
Il colloquio con Michela ferma lo sfratto?
No. La data dell’udienza resta. La consulenza con Michela serve a capire se hai i requisiti per accedere alla Legge3 ed esdebitarti: ne esci con un sì o con un no. La prima consulenza è gratuita.
Parliamone prima dell’udienza
Se l’affitto è solo una parte dei debiti che non reggi più, lascia nome, telefono ed e-mail nel modulo qui sotto e chiedi di essere contattato. Nella prima consulenza, gratuita, Michela verifica se hai i requisiti per la Legge3: ne esci con un sì o con un no.

Un’intimazione di sfratto si legge dalla data dell’udienza. Michela ti dice se hai i requisiti per la Legge3.
La prima consulenza è gratuita e non ti impegna. Ogni costo successivo ti viene spiegato voce per voce, prima di qualsiasi scelta.