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Sovraindebitamento

Pignoramento: cos’è, come funziona e cosa può prendere

L’ingresso di una casa con una parete chiara e un chiodo senza quadro, un cassettone di legno con un cassetto socchiuso e una lettera piegata sopra, una sciarpa appesa a un gancio.

Vuoi parlare della tua situazione con Michela?

Il pignoramento è l’atto con cui un creditore che ha un titolo esecutivo, cioè un documento che la legge riconosce come prova certa del debito, si fa pagare prendendo una parte dello stipendio o della pensione, i soldi sul conto, i beni che hai in casa o la casa stessa. Non arriva dal nulla: prima servono il titolo e un atto di precetto con almeno dieci giorni per pagare. Ha 3 forme, presso terzi, mobiliare e immobiliare, e la legge fissa limiti precisi su quanto si può prendere e su cosa resta sempre tuo. Qui trovi cosa significa, come funziona passo per passo, cosa può essere preso e cosa no, e cosa cambia quando a procedere è il Fisco.

Se il pignoramento è arrivato o sta per arrivare e i debiti sono più di uno, lascia i tuoi dati nel modulo in fondo e chiedi di essere contattato: nella prima consulenza, gratuita, Michela verifica se hai i requisiti per accedere alla Legge3 ed esdebitarti.

Il pignoramento è la fine di un percorso, non l’inizio. Prima ci sono sempre un titolo e un avviso con dieci giorni.

Cosa vuol dire pignoramento, in parole semplici

Quando hai un debito, rispondi con tutti i tuoi beni, presenti e futuri. Lo dice l’articolo 2740 del codice civile. Il pignoramento è lo strumento con cui questa regola diventa concreta: il creditore, invece di aspettare che tu paghi, chiede allo Stato di prendere una parte di quello che hai e darla a lui.

L’articolo 491 del codice di procedura civile dice che l’espropriazione forzata, cioè la vendita forzata dei beni per pagare i creditori, comincia proprio con il pignoramento. E l’articolo 492 spiega in cosa consiste: un’ingiunzione, fatta dall’ufficiale giudiziario, a non toccare i beni indicati e a non sottrarli al creditore. Da quel momento quei beni sono vincolati: non li puoi vendere, spostare o nascondere, e se lo fai è reato.

Il pignoramento non è una multa e non è una condanna penale. È un atto civile che riguarda una somma di denaro. Ma cambia la vita di tutti i giorni, perché tocca lo stipendio, il conto o la casa.

Chi può pignorare e cosa serve prima

Non basta avere un credito. L’articolo 474 dice che l’esecuzione forzata può partire solo con un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile: una sentenza, un decreto ingiuntivo non opposto, una cambiale, un atto notarile come il mutuo, oppure la cartella del Fisco.

Poi serve l’atto di precetto: l’intimazione scritta a pagare entro almeno dieci giorni. Passati quelli, il creditore può pignorare, e ha novanta giorni per farlo prima che il precetto perda efficacia.

Questo vuol dire due cose. La prima: se non hai mai ricevuto un decreto ingiuntivo o un atto simile, un pignoramento non può arrivare dal nulla. La seconda: quando arriva il precetto, il tempo è poco e contato.

Dal precetto al pignoramento passano almeno dieci giorni. È lo spazio che la legge lascia per pagare o per muoversi.

Le 3 forme del pignoramento

Il codice prevede 3 forme, a seconda di cosa viene preso. Si possono sommare: un creditore può pignorare lo stipendio e un altro la casa, e quando capita ne parliamo nell’articolo sul doppio pignoramento.

Forma Cosa prende e dove sono i limiti
Presso terzi Stipendio, pensione, conto corrente, somme che ti deve qualcun altro. L’atto va al tuo datore di lavoro, all’INPS o alla banca, che trattengono la quota (articolo 543). Limiti nell’articolo 545
Mobiliare I beni che hai in casa o altrove: l’ufficiale giudiziario viene a cercarli e li fa vendere (articolo 513). Molte cose di casa non si possono toccare (articolo 514)
Immobiliare La casa, un terreno, un garage: l’atto viene notificato e trascritto nei registri immobiliari, poi la vendita all’asta (articolo 555)
Della Riscossione Per le cartelle il Fisco segue regole proprie: quote più basse sullo stipendio, prima casa protetta a certe condizioni, ipoteca sopra i 20.000 euro (DPR 602 del 1973, articoli 72-ter, 76 e 77)

La forma più comune è il pignoramento presso terzi, perché è la più semplice per il creditore: lo spieghiamo nell’articolo sul pignoramento presso terzi. Quello in casa, con l’ufficiale giudiziario alla porta, è più raro di quanto si tema, perché i beni di casa valgono poco e costano da vendere.

Quanto possono prendere

I limiti stanno nell’articolo 545. Per un debito con una banca, una finanziaria o un privato, dello stipendio e della pensione si può prendere al massimo un quinto. Sulla pensione c’è una soglia sotto la quale non si tocca niente: il doppio dell’assegno sociale. Per gli alimenti dovuti a figli ed ex coniuge la quota la decide il giudice. I dettagli con gli esempi sono negli articoli sul pignoramento dello stipendio e sul pignoramento della pensione.

Sul conto corrente la regola distingue i soldi già presenti e quelli che arrivano dopo. Quando stipendio o pensione sono accreditati sul conto, la parte già sul conto al momento del pignoramento è protetta fino al triplo dell’assegno sociale; quello che arriva dopo segue il limite del quinto. Lo spieghiamo nell’articolo sul pignoramento del conto corrente.

Quando procede l’Agenzia delle Entrate-Riscossione le quote sullo stipendio scendono: un decimo fino a 2.500 euro al mese, un settimo fino a 5.000, un quinto oltre. E la prima casa non si può espropriare se è l’unico immobile, ci abiti e non è di lusso. Tutti i limiti del Fisco sono nell’articolo sul pignoramento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Un quinto dello stipendio, non di più. Per il Fisco anche meno. Il resto deve restare per vivere.

Cosa non possono prendere

La legge lascia fuori dal pignoramento quello che serve per vivere. L’articolo 514 elenca i beni di casa che non si possono pignorare: letti, tavolo e sedie per mangiare, armadi, frigorifero, fornelli, lavatrice, vestiti e biancheria, gli utensili di casa, l’anello nuziale, gli alimenti e il combustibile per un mese. Restano pignorabili le cose di valore che non servono alla vita quotidiana.

L’articolo 545 protegge i crediti alimentari, i sussidi di maternità e malattia, le somme di assistenza. La prima casa è protetta solo verso il Fisco, a tre condizioni insieme, e non verso la banca o gli altri creditori. Il TFR e le carte prepagate hanno regole proprie, che spieghiamo in due articoli dedicati nei prossimi giorni.

Una cosa da sapere: non esiste un posto legale dove «mettere i soldi per non farli pignorare». Spostare beni o denaro dopo il precetto, o intestarli a qualcun altro per sottrarli ai creditori, può essere annullato dal giudice e in alcuni casi è reato. Quello che è protetto, è protetto dalla legge, non dal nascondiglio.

Come ci si accorge di un pignoramento

Il pignoramento presso terzi arriva con un atto notificato a te e al terzo. Spesso però la prima cosa che vedi è lo stipendio più basso o il conto bloccato: la banca o il datore di lavoro ricevono l’atto e trattengono da subito. Il pignoramento in casa lo vedi di persona, perché l’ufficiale giudiziario si presenta con il titolo e il precetto. Quello sulla casa arriva con la notifica dell’atto e poi con la trascrizione.

Dopo il pignoramento c’è un’udienza davanti al giudice dell’esecuzione, che assegna le somme al creditore o dispone la vendita dei beni. Per i beni e la casa, puoi chiedere di sostituirli con una somma di denaro, anche a rate: è la conversione del pignoramento. E con gli articoli 615 e seguenti puoi contestare il diritto del creditore a procedere o la regolarità degli atti, con tempi stretti.

Un pignoramento si legge dalle carte, non dalla paura. Chi procede, con quale titolo, su cosa.

Quando il pignoramento è il segno di qualcosa di più grande

Un pignoramento per un debito solo si chiude pagando o con un accordo. Ma spesso chi riceve un pignoramento ha anche altri debiti in ritardo: altre rate, una cartella, un conto in rosso. In questi casi la legge non guarda il singolo creditore, ma tutta la situazione: è il sovraindebitamento, e le procedure del Codice della crisi, una volta aperte dal giudice, possono sospendere i pignoramenti in corso e vietarne di nuovi.

Non è una scorciatoia e non è automatico: serve avere i requisiti, e la protezione arriva con il provvedimento del giudice, non con la domanda. Ma è la differenza fra rincorrere un creditore alla volta e affrontare i debiti tutti insieme.

Cosa può fare Michela nel tuo caso

Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. La consulenza con lei serve a una cosa sola: capire se puoi accedere alla Legge3, cioè se hai i requisiti che la legge chiede per esdebitarti.

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Per fissarla lascia nome, telefono ed e-mail nel modulo qui sotto e chiedi di essere contattato. La prima consulenza è gratuita e non ti impegna a nulla.

Domande frequenti

Possono pignorare senza avvisarmi?

No. Prima servono un titolo esecutivo, come un decreto ingiuntivo o una sentenza, e un atto di precetto con almeno dieci giorni per pagare. Entrambi ti devono essere notificati. Se non li hai ricevuti, il pignoramento ha un vizio da far valere.

Come mi accorgo che mi hanno pignorato il conto?

Di solito dal conto bloccato o da un prelievo che non riconosci: la banca riceve l’atto e trattiene subito le somme fino alla cifra pignorata. L’atto ti viene comunque notificato, anche se spesso arriva dopo che la banca ha già agito.

Dove posso mettere i soldi per non farli pignorare?

Da nessuna parte: nascondere o spostare i soldi dopo il precetto può essere annullato e, in certi casi, è reato. Quello che è protetto lo stabilisce la legge: la quota dello stipendio che resta, la soglia sulla pensione, i beni di casa dell’articolo 514.

Come si toglie un pignoramento dalla casa?

Pagando il debito con le spese, con un accordo con il creditore, oppure con la conversione del pignoramento, cioè sostituendo la casa con una somma di denaro anche a rate. Se i debiti sono più di uno, le procedure del Codice della crisi, una volta aperte dal giudice, possono sospendere la vendita.

Il colloquio con Michela ferma il pignoramento?

No. Il pignoramento si ferma solo pagando, con un accordo o con un provvedimento del giudice, anche dentro una procedura di sovraindebitamento. La consulenza con Michela serve a capire se hai i requisiti per accedere alla Legge3 ed esdebitarti: ne esci con un sì o con un no. La prima consulenza è gratuita.

Parliamone prima dell’udienza

Se il pignoramento è l’ultimo di una serie di debiti che non reggi più, lascia nome, telefono ed e-mail nel modulo qui sotto e chiedi di essere contattato. Nella prima consulenza, gratuita, Michela verifica se hai i requisiti per la Legge3: ne esci con un sì o con un no.

Un creditore alla volta non si finisce mai. Michela ti dice se hai i requisiti per la Legge3.

La prima consulenza è gratuita e non ti impegna. Ogni costo successivo ti viene spiegato voce per voce, prima di qualsiasi scelta.

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